Protesi al ginocchio: gli step di riabilitazione nel paziente anziano

La protesi al ginocchio è un intervento chirurgico che, a causa dell’artrosi, può rendersi necessario nel soggetto anziano. La causa principale è l’artrosi, una patologia degenerativa che porta al consumo della cartilagine tra i capi articolari del ginocchio, che si trovano quindi a diretto contatto, con ovvio aumento del dolore. Il fine della chirurgia protesica è proprio quello di arrivare alla riduzione della sintomatologia dolorosa.

Quando si chiama in causa questa operazione, è necessario soffermarsi anche sugli step di riabilitazione. Quali sono? Scopriamo assieme i principali nelle prossime righe di questo articolo.

L’immediato post intervento

La chirurgia protesica del ginocchio si è evoluta tantissimo negli ultimi tempi e sono diversi i pazienti che, pur in età avanzata, grazie ai protocolli oggi applicati riescono ad alzarsi dal letto dopo l’intervento in tempi brevi. Non è possibile dare indicazioni specifiche sulle situazioni in cui si verifica quanto appena ricordato in quanto tutto dipende da fattori come le condizioni di partenza del paziente.

Nei primi momenti di recupero della mobilità dopo l’atto chirurgico, ci si concentra molto sull’ottimizzazione dell’estensione dell’articolazione. Inoltre, con l’aiuto di un fisioterapista, il paziente inizia piano piano a riprendere confidenza con movimenti fondamentali per la vita quotidiana, come per esempio il fatto di mettersi a letto e di alzarsi in maniera autonoma.

Il professionista sopra citato è basilare quando si parla di riabilitazione post protesizzazione del ginocchio. Il suo ruolo è nodale soprattutto quando si ha a che fare con il paziente anziano che, al netto dell’addio al dolore, ha più dei soggetti giovani la necessità di gestire senza lasciare nulla al caso il recupero.

Questo iter si divide in diverse parti. Nel corso della prima, il fisioterapista si concentra in particolare sul recupero del tono muscolare – che nel soggetto anziano è particolarmente rilevante in quanto è la base per prevenire eventuali cadute che possono essere potenziali cause di fratture – e della gestione autonoma dell’articolazione.

Successivamente, ci si concentra sul recupero delle capacità deambulatorie, sempre con l’aiuto di sedute fisioterapiche mirate.

Cosa fare a casa

La riabilitazione da un intervento di protesi al ginocchio inizia subito dopo l’operazione stessa. Essenziale è ricordare la centralità di quello che si fa a casa, così come la preparazione dell’abitazione stessa al ritorno del soggetto anziano protesizzato. La prima cosa da sottolineare al proposito è il fatto di impegnarsi per eliminare elementi che potrebbero causare cadute, come per esempio i tappeti. Una buona idea prevede il fatto di allenarsi facendo le scale, possibilmente sotto la supervisione del fisioterapista di fiducia.

Tornare a casa dopo un intervento di protesi al ginocchio significa farsi domande sui tempi di recupero di diverse attività quotidiane, come per esempio la guida. Idealmente, si può riprendere dopo 4/6 settimane (si tratta di tempi di massima, in quanto tutto, come già ricordato, è fortemente legato alla situazione di partenza del paziente).

Facciamo presente che, in ogni caso, qualora si dovesse avere a che fare con momenti difficoltà si può sempre, sotto consiglio del fisioterapista e dell’ortopedico, ricorrere ad ausili come i deambulatori rollator, utili soprattutto per semplificare i movimenti in contesti esterni all’abitazione.

Eventuali attività sportive andrebbero riprese dopo tre mesi circa dall’intervento, chiedendo consiglio a un personal trainer per quanto riguarda la tipologia di attività, ma anche l’intensità con cui si pratica.

Da non dimenticare è l’importanza, soprattutto nei primi giorni a casa, di evitare di passare troppo tempo a letto. Anche se si fanno piccoli passi con l’aiuto delle stampelle, va benissimo. Quello che conta è che il paziente non passi troppo tempo allettato, approccio che rappresenta un forte rischio di decremento del tono muscolare.

Inoltre, a casa andrebbero sempre tenuti strumenti per la mobilizzazione passiva come il Kinetec, apparecchio elettromedicale fondamentale per prevenire problematiche di rigidità.